Diritto d'autore - Niente più musica su Internet?

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Navigando qua e là mi sono imbattuto in un bellissimo articolo del 1998 (6 anni fa) dal titolo http://bertola.eu.org/musica/diritti.htm "Niente più musica su Internet?". L'autore dell'articolo, Vittorio Bertola, persona di grande valore ed esponente di spicco nel panorama Internet italiano, scrisse in quella pagina: "Il diritto d'autore è un utile e indispensabile strumento per permettere agli artisti di dedicarsi a tempo pieno alla propria opera, ma deve essere contemperato con il diritto alla cultura e all'arricchimento personale sancito dalla Costituzione. Nel mondo d'oggi, specialmente per un paese industrializzato come l'Italia, è proprio il livello culturale delle persone a determinare le possibilità di sviluppo: non c'è benessere socio-economico senza educazione e cultura, e quindi senza arte. Se è giusto che l'artista possa sfruttare a scopo di lucro la propria abilità, è meno giusto che la logica commerciale venga portata all'estremo, diventando in ultima analisi un ostacolo alla diffusione dell'arte stessa. Quanta musica in più si sentirebbe nelle piazze e nelle strade, ad esempio, se i concerti gratuiti e privi di fine di lucro fossero esenti dal pagamento dei diritti SIAE? Quante persone in più comincerebbero ad imparare a suonare, se potessero disporre di una biblioteca di spartiti su Internet? Quanti più appassionati e collezionisti di musica avremmo, se si potessero acquistare un maggior numero di dischi ad un prezzo inferiore?"

Si tratta di un pensiero che mi trova d'accordo.

Purtroppo ultimamente sono state approvate dal governo di centro-destra (vedi decreto Urabani) una serie di provvedimenti tesi a limitare la diffusione di musica e filmati via Internet in nome del diritto d'autore e dei diritti SIAE.

Anch'io mi unisco al coro delle proteste che si sono sollevate, conscio del rischio di impoverimento culturale che l'Italia rischia in conseguenza di questi provvedimenti.

Sono dell'idea che quando vengono emanate leggi che vanno palesemente contro la crescita, la libertà culturale e il senso comune di un popolo solo per tutelare gli interessi di una lobby, non si vada molto lontano e prima o poi si finisca per essere spazzati via dalla Cultura e dall'Intelligenza stessa. La Storia insegna.

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