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Mi chiedo se andare a votare per eleggere rappresentanti politici o amministrativi per il parlamento europeo o per il mio Comune di residenza, facendo perdere tempo e soldi ai cittadini, ha ancora senso.

Marketing Map

Marketing Map (Photo credit: miss_rogue)



Dopo una profonda e intensa meditazione, sono giunto alla conclusione che no, non ha più senso andare a votare. Non ha più senso perché le elezioni, oramai, non sono altro che la conclusione di una  campagna di marketing dove chi è più in gamba a farsi pubblicità, dove chi ha più soldi da investire in marketing politico-elettorale, dove chi ha più carisma e capacità in mezzi di comunicazione, riesce a prevalere su altri e a raccogliere il consenso popolare, in termini di voti raccolti e quindi di maggioranza di voti, ad esclusivo suo vantaggio.

Ritengo che le elezioni e il relativo voto di preferenza siano una farsa, un diritto/dovere civile ormai diventato obsoleto, perché non garantisce più la democrazia, la giustizia e soprattutto l'uguaglianza sociale. Per cui non andrò a votare, perché inutile oltre che ipocrita.

Dispiace. Tuttavia penso sia ora di smetterla di continuare a prendersi in giro con l'ipocrisia delle elezioni-marketing.

Ogni cittadino ha il sacrosanto diritto e dovere di partecipare alla vita politica e amministrativa del territorio sul quale poggiano i suoi piedi, senza dover passare dalla legittimazione proveniente dal  consenso popolare che, come ho detto prima, è diventato una farsa, non più adeguato ai tempi di oggi.

Non si capisce perché un presunto candidato politico o amministrativo, o meglio, un comune cittadino con una sua idea in testa, debba sottoporsi all'umiliazione del consenso popolare per poter portare avanti le sue idee belle o brutte che siano.

Se un cittadino ha una idea politica in testa o un progetto che intende realizzare, perché si deve sottoporre al consenso popolare?  E' da stupidi. Piuttosto coltivi e concimi la sua idea e la realizzi. La verità è che la bella idea del politico è solo la scusa sulla quale quel politico fa leva per conquistare il potere attraverso il consenso popolare della sua idea. Così è da stupidi anche andare a votare per scegliere tra una rosa di progetti o programmi politici di altri, quando poi finisci, con il voto, per dare un potere ad un cittadino che prima o poi te lo mette nel culo. A quel punto tanto vale occuparsi del territorio in prima persona.

Le elezioni potevano andare ancora bene qualche anno fa, ma ora non più, perché ora vige la dittatura del marketing politico.

Cosa significa la parola "marketing"? Lo dice il dizionario Zingarelli: "Complesso delle attività volte ad approfondire la conoscenza del mercato potenziale di un prodotto e a organizzarne la vendita nel modo migliore".

Hai capito? Significa "... organizzare la vendita nel modo migliore" di un certo prodotto. Il candidato politico o amministrativo si mette in vendita o cerca di venderti i suoi progetti, nel modo migliore. E tu, povero cittadino, abbocchi come un pesce lesso, dando il tuo voto in cambio di una promessa di idea che non ti appartiene, ma che dà potere decisionale al candidato politico e non a te.

La strategia di marketing è sempre la stessa: creare un bisogno, farti credere che tu abbia bisogno di un determinato prodotto o servizio per il tuo bene, quando invece soltanto tu puoi sapere cosa è necessario per il tuo bene e non altri.

E' la stessa strategia usata anche nel marketing religioso di bassa lega, dove si crea il prodotto "dio", necessario per la tua salvezza. La salvezza diventa il tuo bisogno primario, mentre "dio" diventa il prodotto che risolve il tuo bisogno di salvezza. Così nascono gli opportunisti come i "santoni" ai quali occorre rivolgersi a caro prezzo per acquistare il prodotto "dio" che risolve il tuo problema. Ma come si fa a ridurre Dio a quel livello?

Dal momento che soltanto tu puoi sapere cosa è bene per te, perché soltanto tu puoi conoscere bene le tue esigenze e i tuoi limiti, sei tu che hai il diritto e il dovere di partecipare in prima persona all'amministrazione e alle scelte politiche che ti riguardano e non altri. Questo diritto-dovere lo puoi e lo devi esercitare senza dover passare dal consenso popolare. E' lo Stato stesso che ti dovrebbe tutelare e mettere in condizioni di poter esercitare il tuo diritto/dovere di partecipare alle decisioni che ti riguardano, in prima persona e non per delega, salvaguardando la tua dignità, senza passare dall'umiliazione del dover cercare il consenso popolare e dalla relativa maggioranza per realizzare te stesso.

Infatti, il consenso popolare che si esprime tramite il voto e la relativa maggioranza, ha la sola funzione di fare da filtro pilotabile e malleabile, escludendo certe scelte a favore di altre, escludendo certi soggetti a favore di altri, il tutto a tuo svantaggio, cioè a svantaggio di coloro che si ritrovano in minoranza e che vengono tagliati fuori e, quindi, discriminati nelle loro esigenze.

Perciò alle elezioni europee o regionali o comunali (che sarebbe meglio chiamarle per quello che sono sempre state, cioè "selezioni pilotate"), io non ci sarò,  perché io sono già qui a mia disposizione per realizzare me stesso. E' un diritto di tutti, realizzare i propri desideri. i propri progetti europei e locali sulla base delle proprie esigenze e nessuno lo può impedire.

Perciò io a votare non ci vado, non perché disprezzi le elezioni, anzi, ma perché le ritengo un esercizio ormai anacronistico, assurdo e non più rispondente alle esigenze del cittadino libero e consapevole. Voglio quindi andare oltre, per rafforzare il potere di autodeterminazione che ogni cittadino deve avere nei confronti di se stesso e dell'ambiente nel quale vive.
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