Febbraio 2013 Archives

Il comico e l'economista 3

in Pensieri e idee | No Comments
La scuola del seggio 3

La scuola del seggio 3 (Photo credit: ludik)

Purtroppo queste elezioni politiche 2013 mi hanno deluso. I due principali outsider hanno fatto cilecca. Né Beppe Grillo con il M5S, né Mario Monti con la Lista Scelta Civica sono riusciti a sfondare per conquistare la maggioranza alla Camera e al Senato. Invece i due principali soggetti responsabili del dissesto italiano di questi ultimi 20 anni sono ancora lì a riderci in faccia.
Gli italiani hanno avuto tra le mani l'occasione per mandarli a casa e non hanno saputo approfittarne. Mi fa comunque piacere leggere su  La Stampa online che nel mio paese: Nole, il M5S ha preso il 30,34% dei voti alla Camera, risultando il primo partito e il 28,56% dei voti al Senato.

Cosa possono fare ora i grillini con un misero 25% di consensi o un Mario Monti con un ancor più misero consenso del 10% di fronte al pur misero 30% del centrosinistra e al pur misero 30% del centrodestra che sommati fanno un bel consistente 60% di inciucio? Chi ha vinto le elezioni sono i soliti due che hanno governato l'Italia da venti anni a questa parte, inciuciandosi l'uno con l'altro a nostre spese.

Mario Monti - Caricature

Mario Monti - Caricature (Photo credit: DonkeyHotey)

Mario Monti, secondo me, ha avuto poca grinta, dando così corda agli inciuci. Prima, i furbacchioni gli hanno fatto fare il gioco sporco del rigore, facendogli aumentare le tasse, incrementando l'IMU insieme all'età pensionabile e lui ci ha messo la faccia inconsapevole di cosa i suoi colleghi gli covavano dietro, poi dopo, incassato il facile bottino, lo scaricano di brutto, additandolo come il principale responsabile del dissesto italiano. Lui, invece di mandarli a stendere, si dimette da solo con garbo, pago di aver compiuto la sua missione di salvezza dell'Italia, per poi candidarsi come se niente fosse successo, avendo già perduto la faccia e la verginità, lasciando incompiuto il programma di riduzione delle province e della spesa pubblica.

La Federica Salsi

La Federica Salsi (Photo credit: Giovanni Favia)

Beppe Grillo, per quanto sia riuscito a riempire le piazze in campagna elettorale, non è riuscito a riempire il parlamento. Ha voluto fare il padre padrone espellendo Federica Salsi e Giovanni Favia forse come pericolosi dissidenti, due splendide persone, provocando lo squallido spettacolo di insulti che ne è uscito.
Giovanni Favia

Giovanni Favia (Photo credit: Giovanni Favia)


Così ha dato corda ai media per poter additare il M5S come movimento antidemocratico e dispotico, segandosi da solo una buona parte di consensi e di questo mi dispiace perché un po' più di tolleranza e senso di responsabilità, secondo me, avrebbe permesso al M5S di raggiungere un risultato migliore e probabilmente la maggioranza almeno alla Camera.

Re
English: Beppe Grillo, Italian comedian, activ...

English: Beppe Grillo, Italian comedian, activist and blogger. (Photo credit: Wikipedia)

sta comunque il fatto positivo che, bene o male, sia la lista Scelta Civica, sia il Movimento 5 Stelle sono riusciti ad entrare in Parlamento e a Beppe Grillo va riconosciuto l'impegno e il merito di aver portato una ventata di aria fresca in Parlamento.

Ma a questo punto, scalzare la vecchia nomenclatura e dare inizio ad una vera riforma sarà arduo. Per cui penso che continuare ad assistere ad inciuci non valga più la pena. Tanto vale sciogliere i due rami del Parlamento, mandare tutti a casa e ogni cittadino impari a governarsi per conto proprio secondo il buon senso del padre o madre di famiglia.

Video - Festa (poco) democratica


Quali erano poi le domanda da fare a Bersani?
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Il filosofo liberale francese
Alexis de Tocqueville, French political thinke...

Alexis de Tocqueville, French political thinker and historian. (Photo credit: Wikipedia)

Alexis de Tocqueville, già nell'ottocento, scrisse un libro nel quale dibatteva sui vari risvolti della democrazia in America. Da quanto leggo su Wikipedia, alla voce: la democrazia in America, secondo Tocqueville, "la democrazia in America,aveva alcune potenziali debolezze: il dispotismo popolare, la tirannia della maggioranza, l’assenza di libertà intellettuale, ciò che gli sembra degradare l’amministrazione e favorire il crollo della politica pubblica di assistenza ai più deboli, dell’educazione e delle lettere. Il libro predice anche la violenza tra i partiti politici ed il fatto che gli incoscienti giudichino i saggi".

In effetti, in democrazia maggioritaria, comanda la maggioranza sulla minoranza. La maggioranza può trasformarsi in un potere dispotico e tirannico, arrivando a sopprimere anche le libertà individuali, se il suo potere non viene in qualche modo controbilanciato o limitato.

Democrazia, significa "potere al popolo", significa conferire al popolo la sovranità e il potere di governare. Sarebbe ora interessante chiedersi se la democrazia è populista. Sì, la democrazia è populista. Un democratico non può non essere populista, perché il termine populismo significa, secondo il dizionario Zingarelli: "Ideologia caratteristica di movimento politico o artistico che vede nel popolo un modello etico e sociale".

Dare il potere e la sovranità al popolo equivale a considerare il popolo come un modello etico e sociale, equivale a vedere nel popolo qualcosa di positivo di cui fidarsi, altrimenti il potere non glielo dai. Ma populismo, in termini spregiativi, significa anche "Atteggiamento che mira ad accattivarsi il favore popolare mediante proposte demagogiche, di facile presa". Anche secondo questa definizione, la democrazia, mettendo il potere nelle mani del popolo, può essere vista come un atteggiamento demagogico e di facile presa che mira ad accattivarsi il favore del popolo. Io ti do il potere se tu mi dai il voto, quello è il ricatto populista.

Del resto, demagogia e democrazia poggiamo sul comune denominatore della parola latina "demo" che significa popolo.

Alla luce delle definizioni di "democrazia" e "populismo" possiamo quindi concludere che un ordinamento sociale democratico è populista.

Non comprendo, quindi, come mai un candidato politico democratico come Mario Monti e che io stimo, si schieri contro ogni forma di populismo, da come si legge nelle prime pagine della sua agenda elettorale. Schierarsi contro il populismo significa implicitamente schierarsi anche contro la democrazia, perché la democrazia è una forma di populismo.

Dal mio punto di vista non si può essere democratici e nello stesso tempo definirsi antipopulisti, contro il populismo. Se sei contro ogni forma di populismo, il buon senso vuole che il potere, il governo e la sovranità al popolo non glieli dai e quindi non puoi essere democratico. Tuttavia non vale il contrario: il populismo non è detto che sia democratico. Il populismo può arrivare a proteggere il popolo, a difenderlo, a valorizzarlo, ma a non dargli il potere e la sovranità. Si può essere populisti ma non democratici.

Io non ho problemi a definirmi, politicamente parlando, un populista democratico. Vedere nel popolo un modello etico e sociale da valorizzare e costruire, democratico, dove per democratico non intendo la democrazia maggioritaria, ma la democrazia diretta orizzontale dove ognuno vale uno, come afferma Beppe Grillo, equivale a dire, con parole diverse, che la mia libertà si ferma dove inizia la tua libertà e che la tua libertà si ferma dove inizia la mia libertà.

La democrazia maggioritaria, la democrazia rappresentativa per delega, dove uno vale 10, 100, 1000, ecc. invece può essere pericolosa perché può trasformarsi in tirannide e dispotismo a danno delle libertà individuali. In questi termini ha senso schierarsi contro il populismo. Là, dove il populismo arriva a mettere nelle mani della maggioranza del popolo rappresentato da una élite parlamentare, un potere e una sovranità che può ritorcersi contro lo stesso popolo e la sua libertà, allora ha senso schierarsi contro il populismo. Ma a quel punto ci si dovrebbe schierare anche contro la democrazia rappresentativa maggioritaria che sta alla base della nostra civiltà occidentale.

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