Ottobre 2007 Archives

Internet TAX

in Internet | No Comments

E' il titolo che il quotidiano Punto Informatico dedica ad un articolo in merito alla proposta di legge sull'editoria, dove si legge: "La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé burocrazia e procedure."

Anche Beppe Grillo dal suo blog tuona contro questa proposta di legge liberticida e corporativa in un post dal titolo: la legge Levi-Prodi e la fine della rete.

Pure il Ministro Antonio Di Pietro dal suo blog in un articolo: no al bavaglio per larete, sostiene: "E’ una legge liberticida, contro l’informazione libera e contro i blogger che ogni giorno pubblicano articoli mai riportati da giornali e televisioni.". Tuttavia questa proposta di legge nasce dal Governo al quale il Ministro appartiene.

Lui è rassicurante dicendo che: "Io faccio parte del Governo e mi prendo le mie responsabilità per non aver intercettato il disegno di legge, ma per quanto mi riguarda questa legge non passerà mai, anche a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’Italia dei Valori al Governo.

A me questa storia ricorda la legge sull'editoria del 2001: la 62/2001, sempre proposta dall'allora Governo di centro-sinistra, sempre loro. A quei tempi c'era Vannino Chiti a rassicurare gli internauti sulla bontà del concetto di "Prodotto editoriale". Ma la legge è passata sotto silenzio ed è rimasta quella che è.

Anche a quei tempi si registrarono i soliti commenti indignati provenienti da più parti, identici a quelli di oggi, la storia si ripete. Punto Informatico aveva organizzato una petizione contro quella legge ed era riuscito a raccogliere circa 50.000 firme da presentare in Parlamento per una modifica della legge. Intervenne anche l'Unione Europea e il Governo chiarì che l'obbligo di registrazione valeva soltanto per chi aveva intenzione di chiedere contributi-soldi allo Stato, previsti dalla legge (Vedi articolo di webnews.it).

Ora il discorso è diverso, molto diverso e più pericoloso, molto pericoloso, perché nel frattempo Internet è maturata e cresciuta.

Io, come allora, sono indignato e sento questa classe politica sempre più lontana e avulsa dai reali problemi dei cittadini. Mi auguro che il Governo sappia fermare l'iter di questa proposta di legge.

Comunque è chiaro che con questo disegno di legge il Governo cerca di guadagnarsi il favore e il sostegno politico dei soliti grandi gruppi editoriali e dei giornalisti, ai danni dei cittadini e delle persone comuni, in definitiva a danno tuo, della tua libertà di espressione, del tuo diritto ad una informazione libera e non controllata o censurata.

Aggiornamenti:

Levi scrive a Grillo una lettera dove cerca di tranquillizzarlo e dove dice: "Abbiamo pubblicato uno schema di legge e un questionario sul nostro sito internet, abbiamo ascoltato e incontrato tutti gli operatori del settore (gli editori grandi e piccoli, i giornalisti, gli specialisti della pubblicità, i distributori, gli edicolanti, i librai), ci siamo fatti aiutare da esperti dell’economia e del diritto".

Praticamente hanno ascoltato tutti, tranne i più diretti interessati: i bloggher, perché i bloggher non sono soltanto i giornalisti grandi e piccoli, ma sono soprattutto gente comune, webmaster, giovani studenti, padri e madri di famiglia che nei loro blog condividono le loro esperienze di vita o di lavoro. Quella voce, la tua voce, non è stata ascoltata e nemmeno presa in considerazione, a beneficio invece degli editori grandi e piccoli, degli specialisti in pubblicità, dei giornalisti tesserati, cioè sono stati ascoltati soltanto i gruppi di potere. Così ti puoi rendere conto di quanto sia democratico questo Governo di centro-sinistra.

Che strano! Non riescono ad approvare le riforme, la legge elettorale, Rete4, ma riescono ad approvare i disegni legge sull'editoria mettendoci dentro i blog. Strano, molto strano!.

La cosa triste e patetica è che le edizioni online dei principali quotidiani come La Stampa e il Corriere della sera non ne hanno parlato tra le notizie principali, tranne Repubblica che ha anticipato la notizia con un articolo dal titolo: "Il governo riforma l'editoria Burocrazia sul web? Allarme in rete". Hanno invece trovato spazio notizie, a mio avviso stupide e idiote, come questa: "Ecco la dieta detox, tutta liquidi e yoga" sul Corriere e quest'altra, a mio giudizio altrettanto idiota: "Gp del Brasile Hamilton multato per le gomme", su La Stampa.

La connessione gratuita

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In questo video, presente sul blog di Beppe Grillo, viene presentato un progetto per l'abbattimento del Digital Divide e per l'accesso gratuito a Internet via wi-fi, proposto dal Comune di Pordenone.

Ritengo l'iniziativa interessante. Un esempio che molti Comuni dovrebbero seguire, ma non solo. Iniziative simili dovrebbero partire dal Governo che dovrebbe incentivare lo sviluppo della banda larga in upload oltre che in download, attraverso il finanziamento alle imprese e ai Comuni per la posa dei cavi e delle antenne sul territorio nazionale.

Invece gran parte delle risorse che noi paghiamo in tasse se ne va a finanziare il costo della politica, i parlamentari e i loro portaborse, i giornali, i partiti, la televisione, ottenendo come risultato la solita vecchia minestra già vista e rivista dove il problema principale è la data delle elezioni e la lottizzazione dei media.

Il problema del Digital Divide è un problema serio, ma la nostra classe politico sembra sottovalutarlo o ignorarlo, probabilmente perché ancora legata alle vecchie logiche sociali dove il media viene inteso come mezzo passivo: uno verso tanti e non come mezzo attivo: uno verso tanti e tanti verso uno.

La connessione a Internet offre opportunità di sviluppo incredibili, ma i nostri politici nazionali stentano a capirlo, sembra quasi che ne abbiano paura. Probabilmente sono loro i primi ad essere affetti dalla sindrome del Digital Divide o forse, più realisticamente, hanno capito che rischiano di essere tagliati fuori e di perdere quella platea di spettatori e di consensi che li ha sempre acclamati, per cui cercano di boicottare il possibile, distraendo chi ancora non ha capito le opportunità di sviluppo della Rete, verso tecnologie vecchie e inutili come la Tv digitale o la Tv ad alta definizione, cioè tecnologie dove è possibile controllare meglio e dominare il mezzo e dove il cittadino ha meno spazio di manovra per esprimere le proprie idee e la propria creatività.

Elicotteri RC radiocomandati

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Recentemente sono stato al campo di volo di Pianezza (TO) a vedere una manifestazione di modellini di elicottero radiocomandati, organizzato dal Gruppo Torino Elicotteri e ne ho approfittato per fare un video della manifestazione dove puoi vedere volare in modo realistico diversi modellini di elicottero civili e militari, anche con lancio di paracadutisti.

video della manifestazione che puoi scaricare in streaming.

Modellini di elicotteri RC
Modellinii di elicotteri RC

Purtroppo con il video ci vuole pazienza, la banda della linea adsl è quella che è, ma il video è interessante.

modellini di elicotteri militari RC radiocomandati
Modellini di elicotteri militari RC radiocomandati.

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